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APRILE
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Lunedì
Visita in via S. Luca, 8
Da Martedì a Venerdì
Visita in via Ripamonti, 435
Roma
Mercoledì 16 Aprile
Visita in Villa del Rosario, via Flaminia, 499

Uno dei peggiori metodi per manifestare se stessi in medicina è criticare a priori o, peggio, attaccare i colleghi. Il dissidio palese tra medici crea insicurezza e sfiducia nelle persone che a loro si affidano (e non importa chi sia il medico in questione: le persone con un certo grado di consapevolezza diffidano se notano la reciproca critica tra medici), e nell’opinione pubblica rinforzano la sensazione che la medicina sia questione di opinione e non di scienza. Eppure criticare l’altro pubblicamente è diventato metodo di marketing e sembra che funzioni. Non si fa per scienza e coscienza ma per ottenere fama e lavoro. Possibile che non ci si renda conto che affermare le proprie conoscenze mediche non passa attraverso l’attacco di altri? Mostrare chi si è non implica distruggere l’altro.Diverso è il discorso della reciproca difesa perché si appartiene a una categoria professionale: c’è modo e modo, momento e momento per difendere un collega in difficoltà ed eventualmente esprimere una differenza di opinione. Se lo scopo è costruttivo si riconoscono le sedi adeguate e i tempi giusti.
Questa riflessione nasce dalla lettura di giornali e alcuni blog: anche per i medici (come per tanti altri professionisti) usare i canali di informazione fa marketing, ma dovrebbe esistere un limite molto chiaro e netto. Si sceglie di essere medico per un motivo etico e di assistenza all’altro, non per altri motivi.

Alberto Luini